Giornata Mondiale dell’Ambiente

PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE

world-envernment-day-013Piazza San Pietro Mercoledì, 5 giugno 2013 Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Oggi vorrei soffermarmi sulla questione dell’ambiente, come ho avuto già modo di fare in diverse occasioni. Me lo suggerisce anche l’odierna Giornata Mondiale dell’Ambiente, promossa dalle Nazioni Unite, che lancia un forte richiamo alla necessità di eliminare gli sprechi e la distruzione di alimenti. Quando parliamo di ambiente, del creato, il mio pensiero va alle prime pagine della Bibbia, al Libro della Genesi, dove si afferma che Dio pose l’uomo e la donna sulla terra perché la coltivassero e la custodissero (cfr 2,15). E mi sorgono le domande: Che cosa vuol dire coltivare e custodire la terra? Noi stiamo veramente coltivando e custodendo il creato? Oppure lo stiamo sfruttando e trascurando? Il verbo “coltivare” mi richiama alla mente la cura che l’agricoltore ha per la sua terra perché dia frutto ed esso sia condiviso: quanta attenzione, passione e dedizione! Coltivare e custodire il creato è un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi; è parte del suo progetto; vuol dire far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un giardino, un luogo abitabile per tutti.

Benedetto XVI ha ricordato più volte che questo compito affidatoci da Dio Creatore richiede di cogliere il ritmo e la logica della creazione. Noi invece siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non la “custodiamo”, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura. Stiamo perdendo l’atteggiamento dello stupore, della contemplazione, dell’ascolto della creazione; e così non riusciamo più a leggervi quello che Benedetto XVI chiama “il ritmo della storia di amore di Dio con l’uomo”. Perché avviene questo? Perché pensiamo e viviamo in modo orizzontale, ci siamo allontanati da Dio, non leggiamo i suoi segni. Ma il “coltivare e custodire” non comprende solo il rapporto tra noi e l’ambiente, tra l’uomo e il creato, riguarda anche i rapporti umani. I Papi hanno parlato di ecologia umana, strettamente legata all’ecologia ambientale.

Noi stiamo vivendo un momento di crisi; lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell’uomo. La persona umana è in pericolo: questo è certo, la persona umana oggi è in pericolo, ecco l’urgenza dell’ecologia umana! E il pericolo è grave perché la causa del problema non è superficiale, ma profonda: non è solo una questione di economia, ma di etica e di antropologia. La Chiesa lo ha sottolineato più volte; e molti dicono: sì, è giusto, è vero… ma il sistema continua come prima, perché ciò che domina sono le dinamiche di un’economia e di una finanza carenti di etica. Quello che comanda oggi non è l’uomo, è il denaro, il denaro, i soldi comandano. E Dio nostro Padre ha dato il compito di custodire la terra non ai soldi, ma a noi: agli uomini e alle donne. noi abbiamo questo compito! Invece uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: è la “cultura dello scarto”.

Se si rompe un computer è una tragedia, ma la povertà, i bisogni, i drammi di tante persone finiscono per entrare nella normalità. Se una notte di inverno, qui vicino in via Ottaviano, per esempio, muore una persona, quella non è notizia. Se in tante parti del mondo ci sono bambini che non hanno da mangiare, quella non è notizia, sembra normale. Non può essere così! Eppure queste cose entrano nella normalità: che alcune persone senza tetto muoiano di freddo per la strada non fa notizia. Al contrario, un abbassamento di dieci punti nelle borse di alcune città, costituisce una tragedia. Uno che muore non è una notizia, ma se si abbassano di dieci punti le borse è una tragedia! Così le persone vengono scartate, come se fossero rifiuti.

Questa “cultura dello scarto” tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti. La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro –, o non serve più – come l’anziano. Questa cultura dello scarto ci ha resi insensibili anche agli sprechi e agli scarti alimentari, che sono ancora più deprecabili quando in ogni parte del mondo, purtroppo, molte persone e famiglie soffrono fame e malnutrizione. Una volta i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato. Il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici.

Ricordiamo bene, però, che il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame! Invito tutti a riflettere sul problema della perdita e dello spreco del cibo per individuare vie e modi che, affrontando seriamente tale problematica, siano veicolo di solidarietà e di condivisione con i più bisognosi. Pochi giorni fa, nella Festa del Corpus Domini, abbiamo letto il racconto del miracolo dei pani: Gesù dà da mangiare alla folla con cinque pani e due pesci. E la conclusione del brano è importante: «Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi avanzati: dodici ceste» (Lc 9,17). Gesù chiede ai discepoli che nulla vada perduto: niente scarti! E c’è questo fatto delle dodici ceste: perché dodici? Che cosa significa? Dodici è il numero delle tribù d’Israele, rappresenta simbolicamente tutto il popolo. E questo ci dice che quando il cibo viene condiviso in modo equo, con solidarietà, nessuno è privo del necessario, ogni comunità può andare incontro ai bisogni dei più poveri.

Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme. Vorrei allora che prendessimo tutti il serio impegno di rispettare e custodire il creato, di essere attenti ad ogni persona, di contrastare la cultura dello spreco e dello scarto, per promuovere una cultura della solidarietà e dell’incontro. Grazie.

Partenariato per la giustizia globale: UN luglio 2012

Il Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC) si riunisce qui a NY a in luglio 2-27. ECOSOC, fonato nella Carta delle Nazioni Unite, è il luogo in cui vengono discusse le questioni relative alle sfide economiche, sociali e ambientali del mondo e discusse e le raccomandazioni politiche.

Il documento finale da Rio +20, “Il futuro che vogliamo” stabilisce chiaramente una solida base per andare avanti. Dopo Rio, secondo il segretario generale Ban Ki-Moon si trova:

  • Un rinnovato e rafforzato l´impegno politico per lo sviluppo sostenibile.
  • Un accordo per lanciare il processo per stabilire obiettivi di sviluppo sostenibile come parte integrante del lavoro di sviluppo post-2015.
  • l´Importanza del partenariato
  • Gli impegni volontari assunti a Rio in tutti i settori saranno un patrimonio concreto e duraturo.

Rio +20 viene visto come un nuovo inizio con una nuova serie di strumenti.

MDG (Millenium Development Goals, obietivi di sviluppo del milenio) Nel corso della revisione 2012 è stato rilevato che tre importanti obiettivi in materia di povertà, i quartieri poveri e l’acqua sono state soddisfatte.

  • Per la prima volta, finché le tendenze della povertà ha cominciato ad essere monitorati sia il numero delle persone che vivono in estrema povertà come i tassi di povertà sono diminuiti in tutte le regioni in via di sviluppo.
  • L’obiettivo di dimezzare la proporzione di persone senza accesso all’acqua potabile  è stato raggiunto.
  • Parità nella scuola primaria tra i ragazzi e le ragazze è stato raggiunto.

“Questi risultati rappresentano una riduzione enorme di sofferenza umana e sono una chiara validazione del metodo di concretizzare gli MDG”, ha riferito Ban Ki-Moon. Tuttavia, egli ha anche osservato che nel 2015 oltre 600 milioni di persone nel mondo ancora non hanno accesso all’acqua potabile, e quasi un miliardo sono destinate a vivere con un reddito di meno di 1,25 dollari al giorno.

Per raggiungere l’obiettivo 2015, i governi, la comunità internazionale, la società civile e il settore privato devono intensificare il loro contributo.

A tal fine, l’ECOSOC ha adottato una dichiarazione ministeriale, con una proposta su come conseguire la piena occupazione e lavoro dignitoso.

La dichiarazione osserva che nonostante la crisi economica globale, i paesi devono moltiplicare gli sforzi coordinati “, al fine di rafforzare le strategie nazionali di sviluppo, stimolando gli investimenti in capacità produttive, contribuendo ad avviare e far crescere le imprese e la promozione di opportunità di occupazione piena e produttiva e del lavoro dignitoso per tutti. “La dichiarazione sottolinea inoltre l’importanza di fornire un piano di protezione sociale agli stati tutti e invita a sviluppare programmi per acrescere la capacità soprattutto per le donne ei giovani.

Meccanismi finanziari: L’ONU propone una serie di meccanismi finanziari per raccogliere 400 miliardi di dollari l’anno per le esigenze di sviluppo, come molti paesi donatori hanno ridotto i loro finanziamenti di assistenza a causa della crisi economica. Alcuni suggerimenti:

  • Imposto sulle emissioni di biossido di carbonio nei paesi sviluppati le stime per ottenere ricavi di $ 250 miliardi
  • Un piccolo transazione fiscale  per ottenere ricavi di $40 miliardi
  • Una parte della proposta di tassa sulle transazioni finanziarie dell’UE cedendo $ 71billioni all´anno.

Il Dipartimento delle Nazioni Unite degli Affari Economici e Sociali (DESA) vede queste tasse siano tecnicamente fattibile ed economicamente ragionevole e potrebbe facilmente fornire i mezzi per soddisfare le esigenze di finanziamento dello sviluppo globale.

Il lavoro del ECOSOC e le nostre commissioni delle ONG per il prossimo anno è prevista durante la riunione di luglio presso le Nazioni Unite.

- Maureen Welch, osu

Lo sapevi?

Ogni anno 8 milioni di nuove armi di piccole dimensioni vengono prodotti?

Ogni anno 12 miliardi di munizioni sono prodotte?
…. (quasi 2 proiettili per ogni bambino, ogni donna, ogni uomo nel mondo).

Il Peacekeeping (fare la pace)  delle Nazioni Unite costa il mondo 7 miliardi di dollari l’anno?

L’onere globale annuale della violenza armata si trova a $400 miliardi di dollari?

L’unico scopo di queste cose è quello di causare la morte o lesioni?

Non vi è più rigorosa regolamentazione del commercio mondiale delle banane che c’è in commercio di un K-47?

Sapete quante aule di scuola, quanti ospedali, quanti pozzi o tubi per portare l’acqua pulita nella vita delle persone potrebbe essere acquistato da quel 12 miliardi di dollari?

Abbiamo bisogno, ansi  il mondo ha bisogno di un forte Arms Trade Treaty (trattato del comercio di arme). E i governi del mondo stanno negoziando un trattato applicabile per tutto il mese di luglio.

Mentre i governi si sono incontrati per i primi giorni della Nazioni Unite, dall’altra parte della strada i rappresentanti di molti gruppi interconfessionali si sono incontrati nella Cappella presso il Centro Chiesa -per pregare e chiedere che il buon senso vincerà. In piedi e di fronte l’edificio delle Nazioni Unite a First Avenue  insieme abbiamo recitato ad alta voce la Interfaith Declaration in Support of an Arms Trade Treaty (Dichiarazione delle diverse chiese sul trattato del comercio di arme). Una giovane donna ha ballato le nostre speranze in una preghiera comune. Un veterano ci ha ricordato la stupidità e il pericolo delle armi di violenza (vedi foto).

Per favore pregate che avremo finalmente un tale Treaty, in modo che le banane non sono più considerate più pericolose delle armi!

Kevin Dance c.p.

Per leggere la Dechiarazione interreligiosa qui di seguito:
http://bit.ly/NmrVEY

Lavori del Gruppo per suscitare consapevolezza di quanto sia dura la vita delle donne rurali

Si e’ appena coclusa alle NU la Commissione sullo Status delle donne svoltasi dal 26 febbraio al 2 marzo. Per due settimane  nazioni si sono riunite per cercare maniere di migliorare i diritti delle donne e ragazze giovani nel mondo. Il tema di quest’anno per la 56ma sessione e’ stato: dare piu’ autorita’ alle donne rurali e chiarire il loro ruolo nell’eradicazione della poverta’ e della fame. Fra i problemi discussi c’erano: l’importsnza di uguali diritti al possesso terriero per le donne, il rimuovere gli ostacoli all’accesso ai mercati per commerciare ed anche piu’ apertura all’educazione. Durante questo tempo, il comitato NGO sullo Status delle donne ed anche il Gruppo di Lavoro per le Ragazze giovani, al quale Passionists International partecipa attivamente, hanno fatto pressione sugli Stati Membri delle N.U. per far si’ che l’avanzamento delle donne e delle ragazze giovani fosse chiaramente incluso nel Documento Conclusivo della Commissione.

Il Gruppo di Lavoro per le Ragazze giovani e’ composto da piu’ di 80 organizzazioni internazionali non governative (NGOs) che lavorano per istituzionalizzare i diritti delle ragazze alle N.U., promuovendo i diritti umani della giovani in tutti i campi ed in ogni eta’ della loro vita, migliorando l’inclusione e la condizione delle ragazze aiutandole a sviluppare in pieno il loro potenziale come donne. Il Gruppo di lavoro per le giovani cerca di incorporare le prospettive di ragazze sotto i 18 anni d’eta’ nelle deliberazioni delle N.U.

Il Gruppo di lavoro per  Ragazze voleva la partecipazione di giovani da tutto il mondo  al processo di propugnazione delle N.U. dal 26 febbraio al 2 marzo. Esse sono venute ed hanno presenziato entusiasticamente all’Orientamento  delle giovani  del Gruppo di Lavoro per le ragazze per la 56ma Commissione sullo Status delle donne. Nell’Orientamento per il lavoro della Commissione, queste giovani donne sono state esposte ad una grande varieta’ di problemi che concernono donne e ragazze in tutto il mondo: uguaglianza dei sessi, conseguenze dannose dei matrimony forzati, mutilazione dei genitali femminili e dare loro pieni poteri come imprenditrici nell’economia rurale. Le donne agricoltrici hanno un ruolo importante nei paesi poveri e in via di sviluppo.

Michelle Bachelet, ex Presidente del Cile ed attualmente Direttore Esecutivo delle Donne delle N.U., e Leymah Gbowee, attivista Liberiana per la pace e vincitrice del Premio Nobel per la Pace, hanno tenuto delle conferenze educative per le ragazze. Ci sono stati anche dei workshops sulle Comunicazioni  sociali, sulla propugnazione e altri temi per prepararle meglio al loro lavoro.

Una dichiarazione e’ stata preparata e redatta durante le due settimane della Commissione ed e’ la dichiarazione della 56ma Commissione sullo Status delle Donne (CSW). In essa sono raccolta le preoccupazioni delle giovani del gruppo della Commissione. Questa dichiarazione e’ stata letta ai diplomatici presenti alla Commissione da una giovane rappresentante del Gruppo di Lavoro per le Ragazze. Inoltre 40 ragazzze da tutto il mondo hanno fatto delle aggiunte al rapporto conclusivo esposto dalla Commissione, per esprimere piu’ accuratamente i bisogni delle giovani. Questo e’ stato mandato ad ogni governo che fa parte della Commissione.

Per ulteriori informazioni sul Gruppo di Lavoro per le Giovani, visitate www.girlsrights.org

 

Dichiarazione presentata da Passionists International alla 50ma sessione della Commissione per lo Sviluppo Sociale, 1-10 febbraio 2012 Tema principale: l’eradicazione della poverta’.

Il nostro mondo sta provando un’ineguaglianza che cresce sempre piu’, con l’80% della popolazione che condivide appena il 30% della ricchezza mondiale. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, il reddito del solo 1% della popolazione mondiale (61 milioni di persone) e’ uguale a quello del 56% (3.3 bilioni di persone). Collegato a questa ineguaglianza, le pratiche condotte dalle societa’, come l’estrazione di minerali, l’uso di prodotti chimici e pesticidi, l’inquinamento dell’acqua, la deforestazione, hanno un effetto grave e pericoloso sulla Terra. Queste attivita’ insieme hanno creato un futuro insostenibile per la comunita’ umana.  E’ la gente che e’ forzata a vivere in poverta’ e il pianeta stesso che sostengono l’urto di questa ineguaglianza. Come dichiarato da Pat Mooney del gruppo ETC: “ il nostro sistema energetico e’ insostenibile; la nostra catena del cibo si puo’ rompere; il nostro ambiente si erode e la nostra acqua sta per finire” (vedi www.etcgroup.com).

Per quanto gli affari, per loro natura, siano portati a fare profitti, ora non possono piu’ esentarsi da sorveglianza e da un  accurato controllo. Il predominio del  modello di mercato neo liberale ha voluto dire che le compagnie, in particolar modo le societa’ che operano in molti paesi, possono sfuggire al controllo in tutti i paesi, eccettuato il loro paese d’origine.  Le politiche che chiedono un’autoregolazione sono considerate inadeguate. La pressione per massimizzare il profitto degli shareholders e’ troppo spesso il nemico del rispetto per i diritti della gente sulle cui  terre  vengono costruiti i progetti commerciali. Ora e’ la volta di fare serie considerazioni sugli standard da applicare.

Molti Governi si sono srresi ed hanno permesso la privatizzazione di istituzioni che una volta si pensava fossero  per se stesse di natura pubblica. Le strumentalita’ governative producevano veri prodotti e servizi  e provvedevano al sostentamento  per la comunita’ locale. Questi strumenti pubblici includevano cose come cura delle risorse naturali, servizi sociali, prigioni e trasporti.

Le societa’ devono essere tenute responsabili dei triplici risultati finali, sia che operino all’interno che all’esterno dei loro paesi. Cio’ vuol dire che la crescita economica ed il profitto devono essere perseguiti entro i limiti imposti da appropriati standard di protezione ambientale, benessere sociale ed accesso alla condivisione dei benefici per le comunita’ dove le societa’ operano. I piani e le attivita’ delle societa’ non devono essere esentate da queste richieste. Il vero aumento del numero di grandi compagnie involve una maggiore competizione per le risorse che sono circoscritte ed hanno limiti reali. Mentre la Comunita’ Internazionale si batte per imporre limiti realistici a tutti noi per controllare l’inquinamento e mantenere bassi i livelli dell’ossido di carbonio che minacciano proprio il futuro del pianeta, diventa piu’ urgente il dare seria considerazione al fatto di imporre regolamenti.

Le industrie minerarie hanno un impatto particolarmente negative nel raggiungere i triplici risultati finali. La recente pratica di fratturazione a mezzo idraulico, (o “fracking”), per estrarre gas dalla roccia scistosa e dalle profonde piega carbonifere, usa enormi volume d’acqua e prodotti chimici tossici iniettati nella terra sotto una forte pressione. Il processo causa contaminazione delle vene acquifere del sottosuolo ed emana gas pericolosi. Occorrono quindi  un’urgente inchiesta e regolamenti che monitorino questa pratica.

Altre preoccupazioni riguardanti il “fracking” includono l’inquinamento dell’aria, l’eliminazioni delle acque di rifiuto, l’industrializzazione di terre coltivabili, l’aumentata emissione di ossido di carbonio, la distruzione dell’habitat di animali selvatici e, un effetto di cui si parla poco, il significativo numero di “terremoti indotti”. Il principio precauzionale deve formulare decisioni sull’uso di tali metodi di estrazione.

Le compagnie, nella scalata per trovare nuove fonti di minerali e di petrolio, si trovano spesso in conflitto con la gente indigena, con gli interessi dell’agricoltura ed il bisogno di assicurare il cibo per certi paesi. Troppo spesso i governi dei paesi ospiti sono complici nel dare la possibilita’ alle societa’ di beffarsi degli standard ambientali e di procedure senza ottenere in primo luogo il consenso libero e informato dei possessori terrieri indigeni.

Le cinque companie piu’ grandi del mondo che producono cibo e bevande usano in un anno acqua dolce bastante per i bisogni personali di tutti nel mondo. Nel 1995 le prime dieci compagnie di semenze nel mondo controllavano il 37% del commercio globale di semenze. Oggi esse controllano il 73%. Le prime cento compagnie che trattano cibo controllano il 77% delle vendite globali di cibo impaccato, e dieci compagnie controllano quasi un terzo delle vendite totali. Mentre le societa’ accumulano ricchezza per i loro azionisti, la gente intrappolata nella poverta’ paga prezzi piu’ alti per il cibo e si trova ad affrontare la perdita di acqua da bere pulita, ed anche la perdita delle loro terre e dei loro mezzi di sostentamento.

Alla luce del crescente sfruttamento delle risorse della Terra e dell’effetto risultante sulle persone che vivono in poverta, chiediamo alle societa’ multinazionale di esercitare la loro responsabilita’ sociale ed ambientale per assicurare a lungo termine il benessere della gente, delle terre e degli oceani.

Raccomandazioni

Allo scopo di un’ordine mondiale piu’ equo noi raccomandiamo:

a)     I Governi richiedano che ogni attivita’ da parte delle societa’ sia misurata in rapporto ai principi precauzionali.

b)    Gli Stati Membri considerino urgentemente il bisogno di standard obbligatori di responsabilita’ economiche, sociali ed ambientali. Applicati alle compagnie in ogni paese in cui operano

c)     Gli autoregolamenti delle societa’ devono essere rinforzati da regolamenti da rispettare allo scopo di produrre rapporti finanziari trasparenti di tutti i profitti in tutti i paesi in cui operano le societa’ multi nazionali.

d)    Le Nazioni Unite dovrebbero fare da guida attraverso il continuo sviluppo del Transfer Pricing Manual. Cio’ e’ vitale poiche’ i regolamenti del transfer pricing sono essenziali per i paesi per proteggere la loro base di tassazione e migliorare il commercio oltreconfine senza perdere le entrate di tasse essenziali.

Passionists International Presentazione orale alla 50ma Sessione della Commissione per lo Sviluppo Sociale. Passionists International Presentazione orale alla 50ma Sessione della Commissione per lo Sviluppo Sociale.

Grazie Signor Presidente, per darmi l’occasione di parlare di questa tormentosa situazione che interessa tutti i nostri paesi. Faccio questa dichiarazione a nome dei Passionisti che lavorano con e per gente che vive in poverta’ in piu’ di 60 paesi. Abbiamo a che fare con una crisi veramente globale. Il consenso neo-liberale ha mancato di mantenere la sua promessa di una “liberta’” economica. I giovani, i portatori del nostro futuro, sono quelli che piu’ soffrono; 75 milioni di giovani, senza lavoro nel mondo. Questa statistica e’ incredibile ed allarmante! Dagli Indignati che ci ricordano il 50% di giovani spagnoli senza lavoro, ai Movimenti di Occupazione che sono sorti in molte citta’ attorno al mondo, malgrado gli sforzi di renderli invisibili, un’ondata multinazionale di cittadini scontenti che danno sfogo alla loro rabbia per come il sistema gli ha delusi. Ci ricordano come le cause della crisi attuale siano interconnesse. La disoccupazione e’ un’arma di delusione di massa e sta diventando un problema di sicurezza

L’Editoriale del Sunday Observer del 29 gennaio dice che: “un crescente gruppo di ricerca suggerisce che la disuguaglianza dilagante non e’ solo un problema morale e politico, ma e’ un problema economico”. Vediamo ora che cos’e’ in realta’ la bolla del credito degli ultimi vent’anni. Ha aiutato i consumatori americani ed europei a costruire i loro alti tenori di vita, mentre le entrate reali sono fortemente cadute. Il risultante debito e l’alienazione si trascineranno per molti anni.

Giovani, lavoro e politiche mirate a diminuire l’ineguaglianza ed a promuovere una maggiore inclusione sociale sono gli ingredienti per una vera ripresa globale e sono passi importanti per una globalizzazione giusta ed onesta. Sul piano nazionale, nuova e progressive tassazione e conguagli dell’indennita’ per favorire la gente che vive in poverta’, aiuteranno a rimediare la ineguaglianza insinuante che distrugge la salute di qualsiasi economia. Faremo un grande passo avanti sottoscrivendo ed attuando un Piano di Protezione sociale che sia adattato alla particolare realta’ di ogni paese

E’ ora di ripensare l’ortodossia che presuppone che I pogrammi governativi di austerita’ creeranno piu’ domanda sul mercato e quindi ci estricheranno dal labirinto. Grandi quantita’ di risorse di bilancio devono essere dirette a creare lavoro per  I giovani adulti. Con la mancanza di opportunita’ per I nostri giovani gettiamo I semi di un ancor piu’ profondo scontento. Un bilancio equilibrato sembra molto meno urgente che la crescita dell’economia reale

Giovani, lavoro, politiche di inclusione sociale: Un piccolo microcosmo di quanto questi ingredienti possano determinare un cambiamento si puo’ vedere in un progetto  dei nostri Passionisti, (1) dove Padre Antonio Rodriguez Lopez Torcero reagisce alle gang nella colonia dei “Mejicanos” nel San Salvador. La violenza delle gang e’ il tipico aspetto della vita odierna nel San Salvador. Durante la Guerra Civile degli anni attorno al 1980, la nostra Parrocchia Passionista di San Francesco D’Assisi era un centro di resistenza in quella zona: molti nostri catechisti sono stati uccisi; bombe erano state lanciate molto vicino a noi. I problemi di oggi hanno radici nelle attivita’ di gang – un prodotto del ritorno di molti giovani deportati di nuovo a San Salvador dagli USA. Hanno imparato bene la cultura di gang negli USA ed ora rivivono tutta la sua violenza a El Salvador. Antonio lavora con membri di gang in prigione e con quelli rilasciati di nuovo in uno squallido panorama sociale. Offrendo prima di tutto amicizia, un piccolo appoggio finanziario, opportunita’ di imparare abilita’ pratiche, lui sfida la disperazione delle vite formate dal comportamento delle gang, destinate alla tristezza, per mezzo di un costruttivo addestramento per il lavoro ed altre alternative. Il progetto  sta lentamente cambiando la cultura, offrendo ai giovani la possibilita’ di trovare una certa dignita’ al di la’ del falso machismo offerto dall’appartenenza al mondo violento delle gang

Dando loro la possibilita’ di credere in se stessi attraverso il training per lavori decorosi come panettieri, falegnami e non semplicemente per mezzo di carita’, sta avvenendo un silenzioso, ma drammatico cambiamento nella cultura della colonia mejicanos. Un piccolo ammontare di risorse finanziarie, credere nella dignita; di ogni persona e un impegno di onesta’ puo’ trasformare gli ambienti piu’ squallidi. Se i giovani non hanno la possibilita’ di essere inclusi totalmente nelle loro societa’ in questo momento di transizione, molto probabilmente diventeranno un problema a lungo termine. Vi esortiamo, Stati membri, ad andare attivamente alla ricerca di queste piccolo storie di successi nei vosti paesi; ascoltate il loro metodo per un cambiamento: invitateli alla tavola dove formulate strategie per capovolgere il flagello della disoccupazione e della disperazione dei giovani

Grazie di avermi concesso la possibilita’ di condividere cio’ che ci sta tanto a cuore.

- Kevin Dance, Passionists International kvndance@gmail.com

(1)  Video link:  Witness – Witness: Life in San Salvador